Coronavirus |un siciliano tra Germania e Lussemburgo

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E’ la storia di Marco: un cittadino italiano e siciliano rimasto in quarantena al confine tra Germania e Lussemburgo dopo l’esperienza Erasmus.

Di seguito le nuove abitudini di un siciliano in quarantena tra Germania e Lussemburgo per motivi lavorativi.
Quello che dice nell’ultima domanda dovrebbe far riflettere tutti.

  • Dove ti trovi in questo momento?

Mi trovo a Trier, in Germania, al confine con Lussemburgo. Qui lavoro.

  • Da quanto tempo sei all’estero e perché sei lì?

Mi trovo qui da due anni e sono dipendente di un’azienda finanziaria internazionale, inizialmente ero venuto qui in Erasmus, ma poi ci sono rimasto per lavoro.

  • Da quando è iniziato l’allarme per il Coronavirus? Come sei stato informato?

Qui è iniziato tutto molto in ritardo rispetto a quando è iniziato in Italia, così come noi italiani avevamo preso un po’ sottogamba il problema all’inizio anche qui hanno avuto più o meno la stessa reazione, qui in Germania. In Lussemburgo, per quanto sia uno stato molto piccolo hanno iniziato a preoccuparsi un po’ prima degli altri perché comunque è uno Stato molto piccolo con circa 500.000 abitanti soltanto e il contagio sarebbe stato ancora più semplice quindi hanno iniziato a prendere precauzioni non appena hanno raggiunto i 50 o 70 contagiati. In Germania ci hanno messo un po’ di più. Io sono tornato dall’Italia 4 settimane fa ormai.

  • Come vivi le giornate?

Ho fatto il “Lock down di Marco” lavoro durante le tipiche ore lavorative giornaliere e poi faccio la spesa in tempi molto dilatati. Sopra di me vive un mio amico, un mio carissimo amico, ma ho deciso di non vedere nessuno per la mia salute e per quella di tutti.

  • Da quando avete preso le misure di sicurezza?

Siamo a casa dal 13 marzo. In Lussemburgo molto più attenti e hanno preso precauzioni molto prima.

Che hanno fatto Lussemburgo e Germania per i suoi cittadini? Hanno previsto una quarantena?

In Lussemburgo hanno lasciato tutti i lavoratori a casa tutte le compagnie nell’arco di 2 giorni, quando il numero di contaggiati era inferiore a 100. Capisco anche la facilità nel prendere questa decisione perché quando le decisioni del capo dello stato si impattano su 500.000 abitanti è diverso che impattare su 60 milioni di persone. In Germania è tutto come sempre, tranne le scuole, le scuole le hanno chiuse. La Merkel sta valutando se fare il “Lock down” ma ancora nessuna decisione presa.

Ti fanno un triage telefonico se ne avessi bisogno, chiamando il numero verde di emergenza. In Lussemburgo  il governo ha iniziato ad imitare l’Italia molto prima.

  • Vi sono stati dati dispositivi di sicurezza?

Niente di che in Germania. In Lussemburgo neanche ma perché ci è stato dato l’ordine di rimanere a casa.

Come è organizzato il lavoro? Come affronti le giornate lavorative?

Mi trovavo in Italia proprio nel weekend in cui è scoppiato tutto, quando da 3 casi siamo passati a 400 nell’arco di pochissime ore. In via precauzionale il mio datore di lavoro, a me e a tutti i miei colleghi italiani, ci ha chiesto di non andare a lavoro metterci in quarantena volontaria per 14 giorni, due settimane di smart working da casa.

Il 13 Marzo, non appena finita la mia quarantena “volontaria” torno a lavoro, ma il giorno stesso l’azienda decide di mandare me e i miei 400 colleghi in quarantena fino a nuovo ordine procedendo con lo smart working. Lavoriamo da casa, sul p.c. che tramite un App ti riporta virtualmente in ufficio. Fortunatamente non ci sono stati grandi disagi. Sin da subito abbiamo lavorato in maniera fluida. Le sedi di Pechino e di Tokyo facevano questo già da 3 mesi. La sede centrale della nostra banca a New York ha deciso da mercoledì scorso ha deciso di lasciare tutti i dipendenti a casa. Per la mia agenzia e per tutte quelle sparse per il mondo. In totale i lavoratori a lavoro sono circa il 5%, la restante parte lavora da casa.

  • Quanti contagi attualmente ci sono dove ti trovi tu?

In Germania più di 15.000. nella mia città una decina. In Lussemburgo sono arrivati a 500.

  • La gente del luogo che atteggiamento ha nei confronti del problema? E verso gli italiani?

Io non esco di casa da 14 giorni. Essendo ipocondriaco non esco facilmente, solo per rifornirmi al supermercato. Mi attrezzo per non impazzire con la tecnologia, skype con famiglia amici e ragazza. Nei confronti degli italiani non si hanno degli atteggiamenti rilevanti. Nei confronti degli asiatici è eclatante il comportamento della gente. Sono discriminati al massimo, del tipo che se sale sui mezzi pubblici la gente la scanza. Ma la cosa bella è che lei ha solo i tratti asiatici perché in realtà è proveniente dalla Mongolia.

  • Cosa intendi fare nei prossimi mesi?

Non lo so, non mi piace programmare, anche perché la situazione mi mette un po’ paura. Ero abituato molto a viaggiare per famiglia e per la mia ragazza, almeno due volte al mese. Adesso non riesco a programmare nulla.

  • Ti senti sicuro dove ti trovi?

Fino ad ora si. Ci sono un po’ di casi ma non troppo. Non devo più andare a lavorare stando sui messi pubblici e incontrando tanta gente essendo frontaliero lavorando in Germania e vivendo in Lussemburgo.

Da siciliano in quarantena all’estero: vorresti tornare in Italia?

Al momento no, visto che tutti i voli sono stati interrotti.
La Germania ha chiuso i confini 4 giorni fa, con tutti gli stati esteri, salvo situazioni eccezionali.
Vorrei tornare per riabbracciare i miei cari in Sicilia, o riabbracciare la mia ragazza che è a Milano. Sarebbe difficile anche decidere dove stare.

Al momento credo che la cosa giusta da fare sia rimanere qui, chiuso in casa, per la mia sicurezza e per la sicurezza di tutti. Per tutte le precauzioni che io possa prendere nell’eventualità di affrontare un viaggio per tornare in Italia adesso in queste condizioni, pur mettendo l’ipotesi che ci sia il modo di tornare perché al momento è impossibile, al momento sarebbe pericoloso per me, la mia famiglia e per la mia ragazza. Nel viaggio potrei essere infettato. Nel riabbracciarli potrei contaggiarli, o se mai io dovessi essere negativo al virus e loro lo dovessero prendere per altre vie, potrei avere il senso di colpa troppo grande di essere stato io, magari asintomatico ad averglielo trasmesso.

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Flavia Barbera

Nata e cresciuta a Palermo ho avuto l’opportunità di scoprire e conoscere una città piena di storia dell’architettura e influenze di popoli diversi che hanno avuto una grande influenza su di me.

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