Coronavirus | La quarantena di una siciliana in Baviera

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Monaco di Baviera

Cosa si prova quando si vive lontani dalla propria casa una crisi di questa portata? Ce lo racconta Marta, una siciliana che ha deciso di non tornare rimanendo in Germania.

  • Dove ti trovi in questo momento?

In questo momento vivo a Monaco di Baviera, in “Cruccoland”.

  • Da quanto tempo sei all’estero e perchè sei lì?

Vivo all’estero dal novembre del 2018. Mi son trasferita qui per lavoro.

  • Da quanto è iniziato l’allarme per il Coronavirus? Come sei stata informata?

L’allarme in Germania è iniziato a gennaio con il primo paziente a Starnberg, vicino Monaco, che si pensa fosse anche responsabile del virus in Italia. Poi dopo altri contagi la gente ha iniziato a farsi sopraffare dal panico ma solo per l’acquisto delle mascherine, per il resto la vita scorreva tranquilla. Gennaio è passato tranquillo, infatti a differenza dell’Italia qui se ne fregavano.

  • Come vivi le tue giornate?

Lavoro 8 ore al giorno, mattina e pomeriggio, a casa cucino un pranzo caldo, anche meglio visto che finora ho dovuto preparare la “schiscetta” del pranzo per mangiare in ufficio. In queste giornate di sole sono uscita a fare sport all’aria aperta, correndo da sola o camminando con massimo due persone conosciute a distanza sicurezza.

  • Da quando avete preso le misure di sicurezza?

Le misure prese dall’ufficio, inizialmente, erano disposizioni riguardanti l’impossibilità di recarsi in ufficio se si era stati recentemente nelle zone rosse italiane come Lombardia e Veneto, o se si proveniva da paesi quali Iran, Cina, Giappone. Ma fino a 3 settimane fa tutti andavano in ufficio. E solo adesso, da 2 settimane lavoriamo in “home office”. Ci hanno comunicato vernerdì 13 marzo che questo periodo sarà prolungato fino a data da destinarsi, infatti prima era previsto solamente fino al 25 marzo.

  • Che ha fatto il governo per i suoi cittadini?

Il Governo a mio avviso si è mosso a rilento nonostante i casi, le prime misure drastiche prese in Baviera, come già ho detto, sono state prese venerdì scorso. Da sabato siamo ufficialmente in quarantena, cioè si può uscire solo in casi necessari.

Ma è tutto molto flessibile, in quanto si potrebbe uscire a fare sport, o una camminata esclusivamente con massimo due persone con cui si abita. Volendo si potrebbe anche incontrare il “life partner” e uscire solo per recarsi al supermercato una persona alla volta entrando a gruppi ristretti, o dal medico se ci fosse urgenza. Infine la decisione di chiudere i negozi, bar, ristoranti è stata dichiarata lo scorso mercoledì.

  • Vi sono stati dati dispositivi di sicurezza?

No, nessun dispositivo di sicurezza individuale.

  • Quanti contagi attualmente ci sono dove ti trovi tu?

Sicuro ad oggi, 28 marzo, se ne contano 48.582 in tutta Germania e solo in Baviera 11.150 con una settantina di morti solo in questa regione.

  • La gente del luogo che atteggiamento ha nei confronti del problema?

Strade sono svuotate, ma fino a poco tempo fa se ne fregava altamente! Festini al fiume Isar, “corona party”. Perché nonostante le notizie la gente reagiva: “ma è solo un influenza, muore solo chi ha complicanze pregresse ecc…”.

Io, da italiana ho affrontato la realtà in maniera diversa; da quando è comparso il problema in Italia sia me che gli altri italiani qui, che conosco, abbiamo avuto una percezione diversa e più partecipe.

Penso sia anche falsato il modo tedesco di riportare i decessi. Infatti, qui conteggiano solo chi muore di coronavirus e basta, se già sei malato in precedenza viene considerata solo una complicazione. Non fanno tamponi postmortem.

Tuttavia, negli ultimi giorni ho saputo che si sono messi a fare tamponi a tappeto anche se si è stati a contatto con persone soggette al coronavirus. Non saprei comunque se esserne certa.

  • La gente del luogo che atteggiamento ha verso gli italiani?

All’inizio c’era, non dico razzismo, ma avversione come la nostra verso i cinesi. Del tipo sguardi preoccupati in metro se ti sentivano parlare italiano.

In ufficio è successo anche un episodio: una frase buttata lì da una collega, praticamente quando l’ufficio aveva iniziato a prendere provvedimenti e a mettere in quarantena preventiva tutta la gente che era stata in posti a rischio, lei disse: – “tutti gli italiani dovrebbero essere mandati a casa per sicurezza”. – Quando dalla mia ultima visita a Palermo, avvenuta nel mese di gennaio, era passato molto più di 15 giorni, tempo di incubazione del virus, quindi non ero a rischio; o c’erano colleghi che non tornavano in Italia da Natale. Un’argomentazione del tutto fuori luogo. Comunque, solo situazioni un poco spiacevoli.

  • Ti senti sicuro dove ti trovi?

Non mi sento tanto sicura, ora di più ma giorni fa no, perché non si erano mobilitati a controllare i casi sospetti, hanno fatto tamponi con parsimonia, per esempio delle colleghe in ufficio sono state male con gravi problemi respiratori, febbre, tosse, liquidate come infezione ai bronchi. Si sono riprese, ma non sono state controllate.

In più c’è il problema della lingua, al centralino soprattutto! Per fortuna ho il coinquilino tedesco che potrebbe aiutarmi in caso di necesseità.

Vero è che il sistema sanitario funziona e sono abbastanza preparati: stanno rafforzando le terapie intensive, stanno convertendo alberghi in ospedali, centri universitari in centri di ricerca per il coronavirus. Però misure anti-propagazione del virus sono state prese con molta calma, anche quando l’Italia era in “lock down” qui si poteva andare liberamente in giro o al ristorante. Cosa che io avevo già smesso di fare quando in Italia avevano iniziato a chiudere tutto.

  • Vorresti tornare in Italia? Cosa intendi fare nei prossimi mesi?

Ho deciso di non tornare in Italia. Dovevo prendere un aereo domenica scorsa, pensavo di fare la quarantena lì, a casa, ma poi ho deciso che viaggiare per raggiungere la mia città, non avendo una casa mia e vivendo con i miei genitori poteva essere un atto rischioso ed egoistico. Ho preferito evitare e ho deciso di non tornare. Per fortuna non sono sola, siamo 3 persone, a volte 4 in casa qui a Monaco!

Ci sono giorni in cui mi manca da morire casa! Io sto comunque vivendo la quarantena in Italia seguendo le notizie, i social, sentendo amici via Skype; ogni giorno so quello che succede e qui la realtà è diversa, c’è spaesamento e sarebbe davvero bello tornare a casa, sicuramente, ma ho deciso di non farlo e ringrazio almeno la tecnologia che ci rende un po’ più vicini!

Vorrei tornare il prima possibile, tuttavia penso che prima dell’estate non mi muoverò da qui e sarà sicuramente dura, perché sono abituata a tornare a casa ogni 2 mesi praticamente. Ma ce la faremo! La strada è lunga anche perché ci siamo mossi tardi, ma speriamo che tutto vada bene.

A presto con altre interviste!

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Giulia Chiappisi

Ingegnere Edile-Architetto by day, faccio cose e vedo gente (per ora solo in video chiamata) by night.

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