Coronavirus | Lavoratori siciliani al Nord

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Due coinquilini siciliani traferitasi al Nord per lavoro. Clara e Francesco qui raccontano la loro quotidianità e le loro perplessità su come i loro concittadini vivano la quarantena soprattutto con eventi banali come la spesa.

  • Dove vi trovate in questo momento? 

Viviamo a Varese, Lombardia.

  • Da quanto tempo siete al NORD e perché siete lì? 

Io da ottobre e Francesco da 3 anni per le supplenze a scuola, io ero partita da Palermo per trovare un impiego e ho deciso di rimanere.

  • Da quando è iniziato l’allarme per il Coronavirus? Come siete stati informati? 

Più o meno da quando se ne parla. Ne siamo venuti a conoscenza attraverso le notizie come tutti.

  • Come vivete le giornate? 

Francesco è docente. Forse adesso lavora anche di più, perché oltre a fare le lezioni e caricarle, essendo molto bravo dal punto di vista informatico, è diventato un punto di riferimento e lo contattano per fare alcuni video tutorial. Quindi è perennemente occupato.

Io invece mi porto avanti con gli 80 crediti di matematica che mancano a noi ingegneri edili-architetti per poterla insegnare. Seguo le lezioni attraverso E-Campus e scrivo la tesi per finire il prima possibile dal momento che il tempo ora c’è, mentre prima mi lamentavo che non ne avevo abbastanza. 

Come è organizzato il lavoro? Come affrontate le giornate lavorative? 

Lo studio dove con cui collaboriamo ha sospeso quasi tutte le attività. Hanno interrotto molti lavori e ogni tanto ci contattano per fare qualcosa, ma finora è successo solo tre volte e sono mansioni da portare a termine in giornata.

Il bando dell’unica consegna urgente è stato posticipato e quindi non vi è per nessuno ormai la necessità di andare allo studio. Quando il 9 era uscito il decreto, i capi avevano detto a molti di lavorare da casa, tuttavia almeno tre quattro persone dovevano continuare ad andare allo studio in quanto, lavorando con Revit in BIM con i file collegati tra loro, ovviamente era necessaria la loro presenza. Dopo questo cambiamento nella data del bando anche loro alla fine non si sono recati più allo studio.  

  • Da quando avete preso le misure di sicurezza? 

Io e Francesco da quando è stato annunciato il pericolo siamo sempre stati attenti.

Quando c’è stato il primo allarme, intorno al 25 febbraio circa, noi andavamo ancora allo studio, anche perché uno dei capi aveva sottolineato che con le giuste precauzioni si potesse svolgere normalmente il lavoro.

Lì in ogni modo è organizzato con un grande open space, postazioni distanti; l’unico fattore che ci dava fastidio era che le riunioni con esterni continuassero ad avvenire. Una settimana dopo hanno bloccato le riunioni.

Inoltre, prima andavo con il treno in studio, poi quando hanno chiuso la scuola, ho preferito farmi accompagnare da lui in auto. All’inizio i trasporti erano programmati con una certa frequenza, a poco a poco però hanno ridotto il numero treni, del passaggio degli autobus, e la gente ha cominciato anche a sensibilizzarsi. Poi dal 9, come già detto e sappiamo, tutti a casa!

  • La gente del luogo che atteggiamento ha nei confronti del problema? 

Stando a casa non so come sta vivendo la gente. L’unica esperienza al momento dell’esterno è stata quella al supermercato, da ripetere il più tardi possibile, in quanto pensavamo che di lunedì mattina non ci sarebbe stato nessuno e invece già alle 8 c’era già la fila!

La gente penso prenda un po’ troppo “la scusa” del supermercato solo per uscire. Noi abbiamo fatto una spesa consistente, anche perché è vero che dicono che riforniscono assiduamente, ma che quarantena sarebbe se si andasse ogni due e tre a fare la spesa?!

Inoltre, con tutte le precauzioni che puoi prendere al supermercato stai a contatto con la gente, almeno così è stato all’Esselunga dove siamo stati noi. Infatti, almeno da quello che mi ha raccontato mia madre, a Palermo fanno entrare un “tot” di persone, considerando quindi il numero che si trova all’interno del supermercato. Invece qui, fanno entrare le persone ogni “tot” di minuti.

Quindi OVVIO che anche se fai entrare la gente, non tutta contemporaneamente, troverai in ogni modo la stessa quantità di persone dopo all’interno. Mica ci stai due minuti dentro il supermercato! Quindi…è un po’ “una presa per il c**lo“, la gente ti sta accanto praticamente senza farsi tutti questi problemi.

Tutti vanno con il sacchettino, comprano le due cose che gli servono per la giornata e se ne vanno! Tant’è che ci sentivamo a disagio con il carrello pieno. Ma non ha senso per me andare ogni giorno a rifornirsi con una spesa non indispensabile dal momento che verrebbe meno il senso di quarantena a cui siamo tenuti a dare ascolto.

  • Ti senti sicuro dove ti trovi? 

Sto dentro casa, quindi mi sento sicura…Non siamo in America fortunatamente dove fanno la fila per le armi.

E anche oggi abbiamo concluso. Se siete curiosi passate nella nostra sezione interviste per leggerne ancora!

Fonte foto: Turisti per Caso

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Giulia Chiappisi

Ingegnere Edile-Architetto by day, faccio cose e vedo gente (per ora solo in video chiamata) by night.

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