Coronavirus | Maria Grazia, una siciliana studentessa lavoratrice a Venezia

Buongiorno Venezia
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Venezia, Veneto.

Maria Grazia, siciliana studentessa-lavoratrice nel settore turistico a Venezia, corre verso la fine dei suoi studi specialistici in “Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa mediterranea”.

Come si evince dall’intervista non sono periodi facili per queste tipologie di lavoratori che non si trovano più a prendere prenotazioni bensì a cancellarle. Di seguito si può percepire quanto sia esemplare la voglia di abbattere le barriere geografiche puntando sul cloud da parte dell’Università di Venezia, dando libero accesso a tutti i servizi a tutti gli studenti e studentesse, anche a distanza.

Dove ti trovi in questo momento?

Io sono a Venezia.

  • Da quanto tempo sei al NORD e perché sei lì?

Sono quì da circa sei anni anni, per studio principalmente, da due anni ci lavoro pure.

  • Da quando è iniziato l’allarme per il Coronavirus? Come siete stati informati?

I primi casi di Coronavirus qui in città sono stati a fine febbraio, esattamente due vecchietti che hanno portato all’ospedale, spero siano guariti perché non mi sono informata bene, ma non è girata alcuna voce.

Le prime disposizioni le ho lette tramite facebook dove postavano articoli del Giornale di Venezia, tranne per quelle ministeriali che passano al TG.

  • Come vivi le giornate?

Dato che lavoro non ce n’è più, perché lavorando per un’agenzia di appartamenti turistici, in un primo periodo dopo il carnevale c’è stato un crollo di prenotazioni e tante cancellate e poi dall’8 marzo in poi perché era vietata l’entrata e l’uscita dai comuni si è bloccato il lavoro. Non lavoriamo, non riceviamo prenotazioni, è molto preoccupante. Come me sono tanti i miei colleghi e come la mia agenzia anche molte altre, lo stesso per gli hotel e per tutto il settore del turismo penso che riversi nello stesso stato.

  • Da quando avete preso le misure di sicurezza?

Le prime disposizioni e le prime misure di sicurezza sono state prese a partire dalla domenica di carnevale, ultimo giorno in cui hanno fatto un evento proprio per quest’ultimo, dopo hanno annullato tutti gli eventi.

Che ha fatto il governo per i suoi cittadini?

 Da lì ci sono state misure di sicurezza graduali chiudendo prima cinema, musei, teatri, università e bibblioteche, poi ridotto l’orario di bar, ristoranti fino alle 18:00, per ultimo abbiamo adottato tutti la stessa misura dell’isolamento. Aperti come su tutto il territorio nazionale solo gli approvvigionamenti alimentari e farmaceutici, tabacchi ed edicole. Dall’8 marzo tutti a casa.

Zaia, presidente della regione Veneto si è fatto recapitare mascherine da distribuire a tutto il popolo veneto, ma ad oggi non è ancora arrivato nulla.

Delle pattuglie, a piedi tra le calle, vigilano sul rispetto delle regole ministeriali. I primi giorni dall’entrata in vigore del decreto hanno multato dei ragazzi che stavano facendo festa in piazza San Marco, non unico caso.

  • Vi sono stati dati dispositivi di sicurezza?

Non ci sono stati dati particolari dispositivi di sicurezza se non il fatto che quando vai a fare la spesa o quando ti rechi in farmacia ti obbligano a mantenere il metro di distanza, ti fanno entrare in numero limitato nei locali pubblici. All’entrata vieni fornito di guanti e disinfettante in gel.

Come è organizzata l’università e la vita da studentessa a Venezia ?

L’università è organizzata sul piano telematico, lauree telematiche in video conferenza. Lo stesso vale per le lezioni, i professori in video conferenza e il materiale in piattaforma. Ricevimenti in video chiamata. Sessioni d’esami per alcune facoltà in video conferenza per quelle materie che prevedono la prova orale, la prova scritta dipende un po’ dai professori, la maggior parte di questi viene trasformata nella modalità orale, la restante parte posticipata.

A fronte di queste decisioni il rettore e il consiglio docenti sta prendendo delle ulteriori decisioni in quanto, rimandando determinati orali ci sarebbe troppo sovraccarico nella sessione successiva. Da quello che sembra, le comunicazioni che riceviamo tramite e-mail dal Rettore pare che la situazione sia gestita come ho detto. In più ci hanno mandato un Vade Mecum per accedere alle risorse online, come libri periodici e tutto il materiale della biblioteca che è stato digitalizzato, a cui di solito è possibile accedere solo utilizzando la rete internet dell’università.

Un

  • La gente del luogo che atteggiamento ha nei confronti del problema?

Posso rispondere di dove sto io, anche per il fatto che non si può andare tanto lontano, ho notato che la gente è un po’ psicotica. Ti urla contro se non mantieni il famoso metro di distanza, dotati di mascherine. Consapevole del problema anche se negli ultimi due giorni, due giorni caratterizzati dalla tipica giornata primaverile, ho incontrato tantissime persone per strada, in giro con il cane, o che passeggiava. Dal mio punto di vista, sì hanno capito, ma non troppo.

La domanda che ci preme più sapere, però, è: Sei una studentessa lavoratrice a Venezia, cosa intendi fare nei prossimi mesi?

Penso di rimanere, anche perché mi sa che non potrei tornare presto a casa di questo passo. Comunque non avrebbe senso tornare, aspettiamo quali saranno le prossime disposizioni. L’università continua a funzionare, io da buona studentessa devo finire gli studi a Venezia. Non penso ci sia altro da fare, in nessun altro posto. Stare a casa il più possibile e non uscire se non strettamente necessario e di vivere in maniera più normale “possibile”.

  • Ti senti sicura dove ti trovi?

Io qui mi sento abbastanza al sicuro, sicura per quanto ti puoi sentire sicuro. Basta fare quello che ti viene chiesto dal Governo. Se puoi evitare di uscire meglio. Non penso però che ci si possa sentire al sicuro da nessuna parte, ma non ho paura di stare qui.

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Flavia Barbera

Nata e cresciuta a Palermo ho avuto l’opportunità di scoprire e conoscere una città piena di storia dell’architettura e influenze di popoli diversi che hanno avuto una grande influenza su di me.

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