Il Coronavirus e il supporto psicologico: “è sotto il mio controllo?”

"è sotto il mio controllo?"
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Quanto è importante il supporto psicologico in questi momenti di crisi sociale legata all’emergenza sanitaria attuale?

Abbiamo chiesto due pareri professionali in grado di osservare lucidamente la situazione e di darci consigli utili per superare senza ulteriori difficoltà questo momento. La psicologa clinica ed esperta in psicodiagnostica, Giulia Bongiovanni, collabora con uno studio di psicodiagnosi clinica e forense; l’infermiera Alessia Ferrera fa parte del personale del reparto di chirurgia oncologica dell’ospedale G. Giglio di Cefalù.

Entrambe ci tengono a chiarire che lavorano rispettando le regole comportamentali dettate dal governo in questi giorni: la psicologa, come tutti noi, si trova a casa con la sua famiglia e lavora in smart working; l’infermiera, come tutto il personale sanitario, continua a prestare continuativamente il suo servizio nella struttura ospedaliera in cui lavora.

Chiaramente – afferma la psicologa – possono esserci situazioni difficili da affrontare, ogni persona ha la sua storia e le sue problematiche; la maggior parte dei cittadini ravviserà cambiamenti nella propria routine: chi dovrà mettere in pausa i programmi lavorativi, chi dovrà fronteggiare la distanza relazionale con partner, familiari ed amici, chi si ritroverà a fare i conti con le ristrettezze economiche o chi dovrà invece ricercare nuovi equilibri all’interno delle proprie case per via della vicinanza ‘forzata’ con i propri familiari”.

Proprio gli stravolgimenti delle abitudini rischiano di creare ulteriori problemi, se non controllati.

Come abbiamo appreso anche dai telegiornali – continua – molti cittadini stanno spesso ai fornelli: se da un lato questa attività è utile e può essere considerata una risorsa (fa impiegare il proprio tempo in maniera produttiva), dall’altro potrebbe divenire un fattore di rischio psicologico qualora il cibo venga utilizzato come metodo tramite il quale “anestetizzare” i trascorsi negativi che sicuramente tutti (chi più chi meno) stiamo affrontando, senza che questi vengano metabolizzati, vissuti ed accettati. È bene quindi darsi un tempo adeguato per ogni attività che si decide di svolgere, preferendo la varietà alla quantità”.

Ma tutti noi, come reagiamo alla limitazione della libertà personale?

Beh in relazione a questo – prosegue la dottoressa – è possibile fare riferimento ad uno studio promosso da professionisti del circuito delle scuole di psicoterapia cognitiva-comportamentale APC-SPC: è stato riscontrato che in realtà vi è tra i cittadini un alto grado di accordo rispetto al provvedimento portato avanti dal Presidente del Consiglio; ne consegue quindi una maggiore tendenza a seguire le regole comportamentali dettate dai Decreti.
Ciò pare essere motivato da diversi fattori: primo fra tutti tutelare la propria salute; secondo poi si riscontra quella che si definisce ‘leva altruistica’, ossia il ricercare il bene dei propri cari, dei più deboli, degli altri in generale.
In realtà proprio quest’ultimo punto sembra avere caratteristiche paradossali: la leva altruistica infatti agisce anche in negativo rispetto alla possibilità di accettare le limitazioni della libertà personale.

Sono infatti gli adulti di sesso maschile appartenenti alle fasce più a rischio coloro che escono di più: il bisogno di proteggere i nostri cari che stanno in casa a volte si traduce in minore adesione al provvedimento dal momento che prendersi cura degli altri per noi significa esporsi in prima persona al pericolo. Ma in realtà, affrontare altruisticamente il rischio, paradossalmente, espone tutti (se stessi e i familiari) alla possibilità di contagio.

A queste motivazioni si aggiungono ad esempio il disaccordo verso le decisioni politiche prese o ancora la tendenza a stimare come poco probabile il rischio di contagio, l’insofferenza verso la propria condizione di solitudine o addirittura il tentativo di evadere da condizioni di disagio familiare”.

Non tutti, purtroppo, rispondono a questa ‘chiamata all’ordine’ allo stesso modo: sono molti coloro che si fanno sopraffare da stati di stress, ansia o depressione. Come bisogna comportarsi per non farsi prendere dal panico?

Come prima cosa, consiglio di cercare di focalizzare ciò che in quel preciso momento genera ansia e preoccupazione e di chiedersi: “questa cosa è sotto il mio controllo?”. Spesso infatti l’oggetto delle nostre preoccupazioni è fuori dalla nostra “giurisdizione”: non possiamo gestirlo in prima persona.
Ad esempio, a volte è possibile che ci si impaurisca o ci si preoccupi per le condotte scorrete o lo stato d’animo altrui
: la presa di consapevolezza che ciò che provano o fanno non è sotto il nostro controllo può aiutare a diminuire i livelli di ansia e di paura.

Per tali ragioni è utile, invece, soffermarsi su ciò che possiamo controllare: seguire in prima persona le raccomandazioni, limitare l’uso di social media per evitare un’eccessiva esposizione a notizie sgradevoli, darsi dei limiti di tempo nel pensare a tutto ciò o ancora rendere produttivo questo periodo individuando attività belle e coinvolgenti da poter fare”.

Coronavirus_Supporto psicologico: “è sotto il mio controllo?”

E chi stava già seguendo un percorso psicologico prima dell’arrivo del ‘nemico invisibile’?

Queste persone saranno state sicuramente contattate dai propri terapeuti al fine di poter gestire al meglio la situazione: si è diffuso molto l’utilizzo di strumenti quali Skype o Zoom per fare colloqui in video-chiamata e, nei casi in cui ciò non fosse possibile, qualora il professionista ritenga che il percorso debba continuare perché urgente, sarà possibile fare colloqui di persona rispettando tutte le misure di sicurezza previste dai DPCM essendo, questi, spostamenti giustificati per comprovate esigenze mediche, ,anche in relazione al fatto che gli psicologi/psicoterapeuti, rientrando nel novero dei professionisti sanitari, hanno la possibilità di continuare il proprio lavoro secondo scienza e coscienza”.

Sono parecchie le strutture ospedaliere che devono fare i conti con i ricoveri di pazienti che hanno contratto il virus; pazienti che non possono vedere nessuno; persone che non hanno contatti con la propria famiglia per lunghi ed infiniti giorni. Quanto è importante un sostegno psicologico per loro?

Ritengo che in questi casi il supporto psicologico diventi fondamentale. Queste persone spesso riversano in uno stato di solitudine, lontane da amici e familiari e devono fare i conti con qualcosa di ancora poco conosciuto; qualcosa che attualmente produce in ognuno di noi intensi sentimenti di ansia, paura e angoscia.
Chiaramente la priorità in queste situazioni è quella di far sì che il paziente rimanga in vita pertanto è indubbio che l’azione di medici ed infermieri abbia importanza primaria.

Detto ciò sarebbe auspicabile che le strutture ospedaliere colpite dall’emergenza (e non) intensifichino la presenza di figure di riferimento come psicologi e psicoterapeuti in grado di farsi carico della saluta psichica dei pazienti. Proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1998 ha legato il concetto di salute ad una generale condizione di benessere fisico, psichico e sociale e non soltanto all’assenza di malattia.

E relativamente al personale sanitario?

Anche in questo caso ritengo che medici, infermieri e tutto il personale avrebbero bisogno di un adeguato e competente supporto psicologico.
Ribadisco quindi l’importanza che vi sia all’interno dell’organico delle strutture ospedaliere la presenza di psicologi e psicoterapeuti: il personale sanitario si trova a dover affrontare una situazione sconosciuta, spesso fatale; devono sostenere orari di lavoro massacranti e condizioni nelle quali spesso sono sprovvisti del materiale per proteggersi adeguatamente; sono persone con mogli, mariti, figli, genitori che attendono a casa, che rischiano insieme a loro.
Penso sia chiaro un po’ a tutti, e non solo a chi fa parte dell’ambiente della salute mentale, che queste situazioni possano impattare negativamente sul loro benessere psicologico.

Tutto ciò sarà ancor più necessario nel “post emergenza”: in questo momento i professionisti sanitari si ritrovano a dover “fare” e difficilmente hanno il tempo di fermarsi a riflettere; quando l’emergenza sarà superata saranno necessari sportelli di ascolto al fine di supportare queste persone nella presa di coscienza di ciò che hanno affrontato”.

Cosa si può fare per estendere e garantire un servizio di tale rilevanza?

Qualora tutti questi accorgimenti non fossero bastevoli, ogni regione ha inoltre creato degli sportelli di ascolto psicologico ai quali potersi rivolgere.
Spero che la classe politica – conclude la psicologa – si renda conto di questa reale necessità ed impieghi maggiori risorse per incentivare la presenza dello psicologo/psicoterapeuta all’interno degli ospedali e delle cliniche.

Un altro importante parere ci viene fornito da un tecnico sanitario che vive quotidianamente la realtà ospedaliera; questa ultimamente registra una diminuzione dell’affluenza nei Pronto Soccorso principalmente dei casi poco critici (Codici bianco e verde) che sono quasi azzerati. Si cerca di limitare, ove possibile, il numero di ricoveri ai soli casi urgenti e non si effettuano visite ambulatoriali.

L’ospedale in cui lavoro – afferma l’infermiera – ha registrato, come espresso nei comunicati ufficiali dell’Istituto, una diminuzione del numero dei pazienti; tale circostanza ha reso necessarie alcune misure di riorganizzazione interna del personale”.

La Regione Siciliana ha individuato alcuni centri come ‘COVID Hub’ che dovranno intervenire nel caso in cui l’emergenza lo renda necessario.

L’Istituto Giglio è una delle sedi sanitarie in lista – informa ancora l’infermiera – e sembra che potranno essere gestiti circa 40 posti letto COVID.
Sono in corso tutte le operazioni necessarie per gestire l’eventuale crisi creando in primo luogo percorsi e sale degenza dedicati e separati dai normali reparti.
Inoltre, è stata stilata una lista del personale volontario che sarà coinvolto durante l’emergenza; sono stati attivati alcuni corsi specifici relativi all’uso del
materiale sanitario speciale ed alla gestione dei pazienti affetti da Coronavirus.
Si possono ipotizzare, a livello di rete regionale, alcune misure logistiche quali la riduzione delle ore per ogni turno in relazione alle misure di sicurezza che i dispositivi di protezione consentono e l’aumento del numero di personale a disposizione tra cui soprattutto infettivologi, anestesisti e pneumologi sia per la medicina d’urgenza sia per la terapia intensiva”.

Come reagiscono i pazienti a questa situazione?

Purtroppo ci sono pazienti ‘non-COVID’ che sono ricoverati da diverse settimane, il mio reparto ne può dare dimostrazione, che non possono vedere momentaneamente i parenti che fino al mese scorso rappresentavano un importante sostegno emotivo a supporto della terapia fisica; sono soggetti già debilitati che adesso rischiano stati depressivi. Tutto il personale cerca di fare il possibile, gli psicologi ed i terapeuti devono essere il supporto costante che può sicuramente fare la differenza”.

Chiedere aiuto è dimostrazione di consapevolezza, determinazione e coraggio e non di debolezza!

Ricordiamo che sono molteplici le iniziative di supporto psicologico:

  • la “Fondazione G. Giglio” ha attivato una linea telefonica dedicata (0921920333) dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:30;
  • il Policlinico P. Giaccone ha attivato “Psicohelp” con tre linee telefoniche dedicate (091.6555654, 091.6555653, 091.6555641) dal lunedì al venerdì dalle ore 8:00 alle 18:00 ed è in apertura il servizio via Skype e email.

Stiamo uniti.
Restiamo a casa!
#andràtuttobene
#celafaremo

(Fonte immagine copertina)

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Achille Roberto Porcasi

Dottore in Ingegneria Edile-Architettura. Sempre pronto a conoscere ed imparare.

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