Coronavirus | da Parigi a Palermo

Fonte: Turisti per caso
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Alessandra, studentessa universitaria si trovava in Francia, a Parigi, quando la crisi è cominciata. Ci racconta la sua esperienza lì e la scelta del suo ritorno.

  • Dove ti trovi/vi trovate in questo momento? 

In questo momento mi trovo a casa, in Italia. Devo rispettare 14 giorni di assoluta quarantena in quanto rientrata dall’estero. 

Non risiedo stabilmente all’estero ma ho vissuto a Parigi solo per un breve periodo di studio coincidente con l’emergenza Coronavirus.  

Sono tornata in Italia con mia sorella dopo aver prenotato 4 voli che sono stati ripetutamente cancellati e comprando un volo circa 6 ore prima della partenza non avendo assolutamente certezza che potesse partire.  

  • Da quanto tempo sei/siete all’estero e perché sei/siete lì? 

Sono stata all’estero per frequentare un Master internazionale all’ESCP di Parigi in Management dei Beni e delle Attività Culturali per qualche mese.  

  • Da quando è iniziato l’allarme per il Coronavirus? Come siete stati informati? 

L’allarme per il Coronavirus per noi italiani all’estero penso sia iniziato da quando è stato emanato l’attuale decreto in vigore che dichiarava l’Italia intera zona arancione. Da quel momento l’idea di rimanere bloccati in un paese straniero è diventata una realtà sempre più concreta. Io e i miei compagni di corso abbiamo deciso di tornare a casa organizzando un trasloco dall’oggi al domani. Eravamo a conoscenza del fatto che le compagnie aeree avessero cancellato quasi tutti i voli, e che le frontiere francesi potessero essere chiuse da un momento all’altro. Inoltre, nel mio caso (dovendo tornare in Sicilia) non potevo fare affidamento su treni o auto per il ritorno. Personalmente mi tenevo aggiornata consultando frequentemente i giornali online, sia italiani che francesi.  

  • Come vivi/vivete le giornate?  

A Parigi non ho cambiato niente della mia routine non essendoci state date particolari restrizioni e indicazioni se non quella di lavarsi le mani e starnutire con attenzione, ma questo lo facevo anche prima che me lo dicessero i francesi. Adesso sto rispettando un periodo di quarantena di 14 giorni.  

  • Da quando avete preso le misure di sicurezza? 

Nel mio piccolo da giorno 8 Marzo, quando la Lombardia è stata dichiarata zona Rossa. Ma ovviamente non potevo restare a casa perché non essendoci nessuna disposizione al riguardo, sarei risultata assente dal mio lavoro.  

Che ha fatto il governo per i suoi cittadini?  

In Francia, prima che venissero chiuse le frontiere giorno 17 marzo, non era stata presa nessuna misura di sicurezza. Era opinione comune che il Coronavirus fosse una comune influenza e che le misure prese da noi italiani fossero un’esagerazione. Era soltanto predisposto un periodo di quarantena di 14 giorni per chiunque venisse dall’Italia. E ricordo che in metro una voce registrata ricordava di lavarsi le mani e di tenersi aggiornati sugli sviluppi. Penso che abbiano cercato di evitare la chiusura totale fino a quando non è stato proprio inevitabile.  

  • Vi sono stati dati dispositivi di sicurezza? 

No, non ci è stato fornito nessun dispositivo di sicurezza individuale.  

  • Come è organizzata l’università? Come affrontate le lezioni universitarie? 

Da quando si è iniziato a parlarne, nei bagni dell’università erano presenti vari avvisi che mostravano come lavarsi bene le mani e cosa fare se si riscontravano i sintomi. All’ingresso era stato predisposto un nastro che garantiva una distanza di sicurezza in fase di controllo (prima di entrare in università era obbligatorio sottoporsi a dei controlli di sicurezza per motivi antiterroristici). Le lezioni non hanno subito nessuna variazione.  

La gente del luogo che atteggiamento ha nei confronti del problema? E verso gli italiani? 

Purtroppo, non ho un ricordo positivo dell’atteggiamento nei confronti degli italiani. Da quando si è diffusa la notizia dei focolai in Lombardia, improvvisamente tutti gli italiani sono diventati potenziali portatori di virus, anche se non mettevamo piede in Italia da mesi. Nessuno si sedeva accanto a noi a lezione, nessuno pranzava con noi e ci chiedevano “ma perché sei qua?” “perché non torni a casa?”. È stato abbastanza pesante dover sopportare tutto questo. 

  • Cosa intendi fare nei prossimi mesi? 

Attualmente non lo so, ma non escludo la possibilità di tornare all’estero (se non per brevi periodi) quando tutto sarà finito.  

  • Ti senti sicuro dove ti trovi? 

In Italia mi sento al sicuro in seguito alle misure che sono state prese. In Francia non mi sentivo al sicuro perché sapevamo che a parità di casi in Italia già le scuole ed università erano state chiuse, e molti lavoravano tramite smart working mentre qui in Francia continuavamo a fare finta di niente e andavamo in giro come se nulla fosse. 

Interessante? Qui potete trovare altre interviste dello stesso genere.

Fonte immagine: Turisti per caso

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Giulia Chiappisi

Ingegnere Edile-Architetto by day, faccio cose e vedo gente (per ora solo in video chiamata) by night.

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