Disturbi d’ansia: cosa c’è da sapere?

Disturbi d'ansia
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Dopo l’articolo “Stai con me, non lasciarmi!”, eccoci con un nuovo appuntamento della nostra rubrica sulla psicologia insieme alla dottoressa Giulia Bongiovanni che ci farà conoscere il mondo dei disturbi d’ansia.

Cosa sono? Come si riscontrano? Quanto possono essere problematici?

L’ansia è un’emozione di base particolarmente diffusa tra la popolazione a prescindere da etnia, età, genere o lingua; può essere definita come «l’apprensione innescata da una minaccia a qualche valore o scopo che l’individuo ritiene essenziale alla sua esistenza» (Francesco Mancini).

Questa si innesca in funzione dell’interpretazione di un evento, ossia nel momento in cui l’individuo riscontra una minaccia (definita su proprie esperienze, senso comune o processi automatici ed inconsapevoli), producendo una risposta fisiologica in grado di preparare il nostro organismo ad agire, attaccare l’oggetto minaccioso od a fuggire.

Un esempio? Gli esami universitari! Alcuni studenti decideranno di sostenere l’esame ed esporsi al rischio di un fallimento, altri cercheranno di evitarlo, compromettendo però di raggiungere il traguardo della laurea. In quest’ultimo caso, quindi, l’ansia avrà avuto un impatto disfunzionale sulla vita della persona.

Il tutto, quindi, è strettamente connesso ai processi di pensiero relativi all’interpretazione di un evento.

La cosiddetta “formula dell’ansia” aiuta a comprendere il funzionamento della risposta emotiva:

Formula disturbi d'ansia
  • tanto più il pericolo è imminente, si ritiene verificabile e grave ed oneroso, quanto più il vissuto ansioso sarà intenso;
  • tanto più ci si ritiene abili o ci si sente supportati alla risoluzione della minaccia, quanto più il vissuto ansioso si potrà ridurre.

L’ansia, emozione spesso demonizzata ed odiata, la proviamo tutti, ha un motivo per esistere, ci è utile nell’affrontare la vita: una moderata dose permette di incrementare le abilità di concentrazione ed attenzione verso gli stimoli, aiutando ad affrontare compiti anche difficili; ma livelli eccessivamente alti o bassi producono interferenze nella memoria di lavoro o non aiutano a motivare l’individuo diventando controproducenti.

Spesso si dice “meglio prevenire che curare”:

il ragionamento iperprudenziale prevede la definizione di ipotesi che confermano il pericolo facendoci evitare errori di sottovalutazione del pericolo che avrebbero per noi costi enormi. Questa è la filosofia dei soggetti affetti da disturbo d’ansia: valutano come minacciose situazioni che la maggior parte delle altre persone reputa meno pericolose.

Quando l’ansia diventa da ostacolo per il raggiungimento di scopi importanti tanto da provocare sofferenza, è probabile che vi sia in effetti un disturbo d’ansia. In questi casi diventa quindi necessario richiedere l’aiuto di uno specialista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Pertanto non è l’evento ma i pensieri a questo legati che determinano un certo vissuto emotivo, come per l’appunto quello ansioso: ragioniamo tutti alla stessa maniera, facendo esattamente gli stessi errori logici ma un individuo affetto da psicopatologia sviluppa una maggiore quantità e frequenza di alcuni processi di pensiero.

In conclusione, per chiarirsi le idee è sufficiente leggere il parere tecnico cliccando su questo link che rimanderà alla pagina creata dalle dottoresse Bongiovanni e Cardella. Ci ritroveremo la prossima settimana con un’altra interessante tematica! Non mancate!

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Achille Roberto Porcasi

Dottore in Ingegneria Edile-Architettura. Sempre pronto a conoscere ed imparare.

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